Wednesday, January 7, 2009

Poesie di guerra per la pace



Wilfred Owen ( 18 marzo 1893- 4 novembre 1918) era un poeta inglese conosciuto soprattutto per le sue poesie sulla guerra, sugli orrori delle trincee. Un pacifista che denuncia gli orrori della guerra dal campo di battaglia dove mori' a pochi giorni dall'armistizio.


Antifona per la gioventù condannata

Quali campane a lutto per questi che muoiono come bestiame?
Solo la rabbia mostruosa dei cannoni.
Solo il rapido crepitare di fucili balbettanti
Può sgranare le loro affrettate orazioni.
Non più scherzi per loro, né preghiere né campane,
Nessuna voce di cordoglio eccetto i cori -
I cori striduli e dementi dei proiettili lamentosi;
E trombe che li chiamano da tristi territori.
Che candele tenere per spingerli tutti?
Non nelle mani dei ragazzi, ma nei loro occhi
Splenderanno i sacri barlumi degli addii.
Il pallore di fronti di ragazze sarà il loro sudario;
La tenerezza di menti pazienti i loro fiori,
E ogni lento crepuscolo un chiudersi di tende.

Wilfred Owen - September 1917

Insensibilita'

Felici quelli che prima ancora d’esser uccisi
Sanno far scorrere la freddezza nelle loro vene.
Che nessuna compassione schernisce e fa i loro piedi
Dolenti sui viali lastricati dai compagni.
La linea del fronte avvizzisce. Ma sono truppe che svaniscono, non
fiori,
Per le sciocchezze lacrimose dei poeti:
Uomini, vuoti da riempire:
Perdite, che avrebbero potuto combattere
Ancora; ma nessuno se ne cura.

E certi cessano persino di sentire
Sé stessi o per sé stessi.
L'ottusità risolve meglio
I fastidi e i dubbi dei bombardamenti,
E la strana aritmetica del Caso
E’ più semplice del contare gli scellini.
Non si tiene conto della decimazione negli eserciti.

Felici quelli che perdono l'immaginazione:
Hanno abbastanza da portare con le munizioni.
Il loro spirito non trascina zaini.
Le vecchie ferite, al freddo, non fanno più male.
Avendo visto tutto il rosso delle cose,
I loro occhi sono salvi per sempre
Dal dolore del colore del sangue.
E finita la prima costrizione del terrore,
I loro cuori restano rimpiccioliti.
I loro sensi con qualche cocente cauterio di battaglia
Ormai cicatrizzati,
Possono ridere tra i morti, indifferenti.

Felice la casa del soldato, senza nozione alcuna
Di come da qualche parte, ogni alba, degli uomini attacchino
E molti sospiri esalino.
Felice il ragazzo che la sua mente non è stata mai educata:
I suoi giorni meritano che li si dimentichi.
Lui canta forte la marcia
Che noi marciamo taciturni, a causa del crepuscolo,
Il nostro lungo, disperato, implacabile andare
Da giorni più grandi a notti più enormi.

Saggi noi, che con un pensiero imbrattiamo
Il sangue sopra tutte le nostre anime,
Come dovremmo vedere il nostro compito
Se non attraverso i suoi occhi bruschi e senza ciglia?
Vivo, non è molto vitale;
Morente, non molto mortale;
Né triste, né fiero,
Per niente curioso.
Non sa distinguere la sua placidità
Da quella di un vecchio.

Ma maledetti siano gli stupidi che nessun cannone scalfisce,
Potrebbero essere delle pietre.
Miserabili sono, e malvagi
Con una pochezza che non fu mai semplicità.
Hanno scelto di farsi immuni
Alla pietà e a tutto ciò che nell’uomo geme
Davanti all’ultimo mare e alle sventurate stelle;
A tutto ciò che piange quando molti lasciano queste spiagge;
A tutto ciò che condivide
L’eterna reciprocità del pianto.


Wilfred Owen - March 1918


2 comments:

carloesse75 said...

Una bellisima lirica...
Un saluto Carlo

Lori Tubbs said...

Grazie Carlo per la visita :)